Ti sarà capitato di sentire qualcuno dire: “Ho chiesto un finanziamento, ma me l’hanno bocciato senza nemmeno spiegarmi bene perché”. Ecco, spesso non è sfortuna. Gli errori da non fare quando chiedi un finanziamento sono più “quotidiani” di quanto immagini, e il terzo, quello più comune, è talmente banale da far male.
Perché le banche dicono “no” più spesso di quanto credi
Quando presenti una richiesta, l’istituto non valuta solo “se sei affidabile”, ma anche quanto sei preparato. Una pratica ordinata, completa e coerente fa scattare un meccanismo mentale semplice: “Questa persona sa dove sta andando”. Al contrario, una richiesta confusa trasmette incertezza, anche se i numeri, in teoria, potrebbero reggere.
E la cosa sorprendente è che molti rifiuti non arrivano “dopo”, arrivano subito, alla prima scrematura.
Errore 1: scegliere banca o prodotto a caso
È uno degli scivoloni più sottovalutati. Entrare in filiale, o compilare un form online, e chiedere “il finanziamento migliore” senza aver fatto un minimo di confronto significa delegare tutto, anche la strategia.
Prima di muoverti, chiarisci:
- se ti serve liquidità o un prestito finalizzato (auto, casa, macchinari, ristrutturazione)
- la durata sostenibile (non quella “che abbassa la rata” e basta)
- il tipo di tasso, fisso o variabile
- se hai garanzie, busta paga, bilanci, o entrate dimostrabili
Questo ti evita di finire su un prodotto inadatto, e di dover ricominciare da capo, con conseguente perdita di tempo (e credibilità).
Errore 2: inviare richieste multiple contemporaneamente
Capisco la tentazione: “Provo con tre banche così una almeno mi dice sì”. Nella pratica, però, può essere un boomerang.
Molti istituti consultano banche dati e sistemi informativi, inclusa la Centrale Rischi, per capire quante richieste stai muovendo, con che importi e in che tempi. Un numero alto di tentativi ravvicinati può far apparire la situazione come urgenza finanziaria o instabilità.
Se vuoi massimizzare le chance:
- prepara una sola pratica solida
- scegli un interlocutore alla volta
- se rifiutano, chiedi cosa manca e correggi, poi riparti
Sembra più lento, ma spesso è più veloce.
Errore 3, il più comune: documentazione incompleta o errata
Eccoci al punto che blocca più pratiche di quanto si dica ad alta voce. In molte guide viene citato come “terzo errore” tipico, ma nella vita reale è spesso il primo motivo per cui tutto si ferma: documenti mancanti, non aggiornati o incoerenti.
Immagina la pratica come una valigia per un viaggio importante: se ti manca il passaporto, non è che “si parte lo stesso”. Si resta a terra.
Ecco cosa genera stop immediato più spesso:
- documenti d’identità scaduti o non leggibili
- buste paga incomplete, o CU non coerente con quanto dichiarato
- bilanci mancanti (per imprese) o dati contabili non firmati
- visure non aggiornate, o informazioni societarie discordanti
- IBAN, residenza, stato civile, carichi familiari inseriti con errori banali
Il consiglio pratico è semplice ma potentissimo: fai un controllo “incrociato”. Ogni cifra e ogni dato anagrafico deve tornare uguale su tutti i documenti.
Errore 4: non avere un piano chiaro (anche se non sei un’azienda)
Qui molti pensano: “Il business plan serve solo alle imprese”. In realtà serve una cosa più ampia: una storia credibile.
Devi saper spiegare:
- perché chiedi quella cifra
- come la userai (anche in modo sintetico)
- con quali entrate rimborserai
- cosa succede se una spesa imprevista ti colpisce (un margine, un cuscinetto)
Non serve un romanzo. Serve coerenza.
Una mini checklist prima di inviare la domanda
Per evitare di inciampare proprio sul più comune dei problemi, prova così:
- raccogli i documenti in una cartella unica, con nomi chiari
- verifica date, firme, e aggiornamenti
- prepara una frase di obiettivo (una riga) e una di rimborso (una riga)
- invia una sola richiesta alla volta, con importo realistico
Alla fine, chiedere un finanziamento non è un esame di simpatia. È una prova di ordine, logica e affidabilità. E sì, il terzo errore, quello della documentazione incompleta o sbagliata, è davvero il più comune. Proprio perché sembra troppo semplice per essere decisivo.




